Noi ciecati non ci dobbiamo lamentare se le persone parlano di noi usando frasi fatte, pietismo e parole fuori posto; spesso siamo noi a volerle, con il solito discorso del tacito assenso.
Oppure, ciò che mi fa più tristezza, è che noto nello stato d’animo di alcuni ciecati una sorta di illusione e quasi atteggiamento lusingato nei confronti di chi usa certe espressioni assolutamente sbagliate e degradanti, e che non fanno altro che confondere ancora di più le idee a tutti, ciechi e no.
Mi riferisco soprattutto a quando, di fronte a certe manifestazioni d’arte, si dice “vedere l’arte con le mani” o semplicemente “il cieco vede con le mani”.
Attenzione: un conto è usare il linguaggio corrente; vado a vedere un museo, mi guardo un film, mi guardo la partita, non ti avevo visto, ci vediamo…
Queste sono espressioni che fanno parte del linguaggio comune, il vedere è uno di quei verbi nati con un significato ma che ne ha diecimila. Come “fare”: quante volte si usa il verbo fare, anche se non è il verbo appropriato? Fare amicizia cioè stringere amicizia, farsi un caffè cioè prepararsi un caffè, farsi e basta, drogarsi, farsi uno=possedere sessualmente uno, e via così.
Vedere (o in certi casi guardare) non è un verbo che implica solo l’uso degli occhi ma il suo significato può variare dal visitare, all’incontrare, al seguire (come spettatore) nel caso di film o spettacoli di ogni genere.
Pertanto, quando ci si relaziona con un cieco, non è giusto cambiare il modo di esprimersi sostituendo il verbo “vedere”, giustificandosi con la paura di offendere; in quel caso, il cieco sa benissimo che le persone usano con tutti tranne che con lui quel verbo “vedere”, o addirittura la parola “arrivederci”, per cui si sente trattato ancora più diverso da prima.
L’attenzione al verbo vedere, va fatta in altre situazioni. Quando se ne abusa per descrivere qualcosa di accessibile ai ciechi.
La gente si deve mettere in testa che, parlando di esperienze specificamente sensoriali, c’è un verbo per ogni senso. Vedere, udire, toccare, annusare e gustare.
Perciò, non esiste il “vedere con le mani”, se una persona ha gli occhi che non funzionano, non può vedere. Può solo odorare, gustare, ascoltare e toccare. Punto. Dire “vedere con le mani” confonde le idee, perché illude il cieco di poter provare, toccando, le stesse sensazioni che può provare un vedente che usa gli occhi oppure, peggio, lo può far sentire autorizzato a fare cose che da vedente non farebbe. Come ad esempio metter le mani addosso a una donna per sentir se è bella; ci provi, un vedente, a metter le mani addosso a una collega con la scusa “voglio guardarti come fa il mio amico cieco”!
La sensazione che può provare un cieco, toccando per esempio la riproduzione a rilievo di una pittura di Picasso, non potrà mai avere l’effettiva idea di come sia realmente fatta l’opera d’arte perché il pittore utilizza, oltre che il soggetto, i colori e anzi questi per definizione sono parte integrante; tolti quelli, sì, si può avere un’idea di che cosa rappresenta quel quadro e questo è già molto, ma non più di lì; può essere una bella curiosità a livello culturale ma mai si sostituirà a ciò che un vedente osserva con lo sguardo.
Un po’ come se mi si mettesse, a me, a seguire un film muto del secolo scorso oppure uno di quei film attuali che hanno pochissimi dialoghi e tantissimi effetti speciali visivi; si potrà capire qualcosa della trama, ma non sarà mai una vera e propria visione.
Ecco perché è di gran lunga preferibile dire “vedere” da solo, ma inteso nel senso di visitare nel caso del museo, o seguire nel caso del film; non esiste vedere con le mani o con le orecchie. Altrimenti, a questo punto, anziché dire che mi mangio il pesce dico che lo guardo con la lingua. Ma dai.
Prima di dire certe cazzate, i giornalisti o anche la gente comune, dovrebbe ragionare: diresti “ascoltare col naso”?
Solo questione di verbi
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