Ciechi: discriminazioni dalla tv alla realtà

Non c’è niente da fare: quando si parla di ciechi, sembra sia impossibile non parlare di buio.
Ma non è il buio quello che avverte, quando fa notte, chi ha gli occhi funzionanti (dire “vede” in certi casi è parola grossa). Non è il buio quello che c’è quando salta la corrente, e uno con tutti e 5 i sensi si trova a disagio perché per far le cose semplici gli tocca andare a palpo; anche se a molti fa paura, quel buio là è un fenomeno assolutamente naturale e che si ripete ogni giorno, e a cui l’uomo ha trovato rimedio con candele prima, elettricità poi. Una condizione a cui, per quanto disagio provochi, ci si abitua per forza di cose e la si gestisce al meglio quando succede ma ciononostante, ancora fa paura, e istintivamente le persone non riescono a considerarlo totalmente qualcosa di naturale.
Quello che, invece, dovrebbe fare più paura, non è l’oscurità naturale, ma il buio dell’ignoranza; che invece, quello sì che viene considerato normale anzi, chi ne è avvolto nemmeno sa di essere ignorante, anzi, spesso e volentieri ritiene di essere pure nel giusto creando problemi a mezzo mondo.

Fortunatamente non sono la protagonista io del buio, questa volta, ma è come se lo fossi: nel primo caso, non grave, si tratta del solito telefilm cazzata: una puntata di “Distretto di polizia”, un serial televisivo in onda su Canale5.
Va bene, non è gran cosa un telefilm, ma ogni volta che in televisione si parla dei ciechi, scattano dei luoghi comuni assurdi, nei polizieschi poi non ne parliamo. Il cieco riesce sempre a incastrare l’assassino, tramite il suo (dell’assassino) odore.
Una cosa da non credere! Nella puntata di domenica 8 novembre, in pratica, la donna cieca amica di quella cieca anche lei che è morta, ha sentito l’odore dell’alito dell’assassina e ha riconosciuto lo stesso odore in ospedale, “l’alito dei diabetici”. Che poi era la madre, cieca, del ragazzo vedente che aveva una relazione con la ragazza che è morta; relazione che la madre non approvava, perché non voleva far avere al figlio anche una compagna cieca; e ragazzo che sorride e perdona la madre… per fortuna che all’ultimo momento, domenica scorsa, ho deciso di non guardare Distretto di polizia se no mi sarebbe venuta la nausea.
Naturalmente omicidio avvenuto in un istituto per ciechi, direttore che aveva avuto una relazione con una delle ospiti(l’assassina appunto), bigliettini scritti in Braille (ma i telefonini parlanti dove sono? Le mail?) Se mi è venuta l’orticaria a leggere solo il riassunto della puntata, figurarsi.
Il secondo caso invece è molto più grave ed è accaduto a una persona a cui tengo molto che, tra le altre cose, è pure la presidente dell’unione italiana ciechi della mia città. Lei ha la stessa mia malattia, che sull’articolo di giornale che la riguarda viene chiamata “retinite del prematuro”, io la ho sempre sentita chiamare “fibroplasia bilaterale” però chi se frega non mi son mai curata di questi paroloni e l’ho sempre chiamata orbaggine cronica.
Fatto sta, che alla Lorenza è capitato, dopo 41 anni di orbaggine cronica, di dover di nuovo dimostrarsi come invalida totale dall’Inps, con i soliti controlli contro i falsi invalidi. Come se dopo 40 anni con una malattia del genere, ci volesse la burocrazia per confermarlo.
Poi lasciamo perdere il pietismo del giornalista dell’articolo, ma tant’è che nel 2009 certe cose non dovrebbero più accadere! A me l’avevano fatto il controllo, diversi anni fa, e mi avevano infilato una lampadina accesa e quindi calda sulla palla dell’occhio. Ovviamente avevo sentito DOLORE, e il mezzo dottore dell’epoca mi disse “ma allora reagisce alla luce”. Certo, come no. Gli ho risposto che se voleva poteva provare a mettersi la stessa lampadina sulla punta del merlo e vedere se non cercava di tirarsi indietro; un medico dovrebbe sapere che la mucosa, con il calore, reagisce. Ho il nervo ottico morto, la retina morta, insomma son orba da sempre, ma ancora i recettori del dolore per fortuna ce li ho buoni. Anche sulle palle degli occhi.

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Una risposta a Ciechi: discriminazioni dalla tv alla realtà

  1. sugath scrive:

    Ciao credo che molta dell’ignoranza che c’è in giro si basi sulla paura.
    Ti dico questo perchè ho notato che le persone non stanno volentieri assieme alle persone disabili perchè hanno paura.
    Nella vita di tutti i giorni le persone cercano di evitare tutto ciò che le turba, io credo che per loro sia difficile stabilire un rapporto con una realtà cosi diversa dalla loro. La loro paura è quella di potersi trovarsi nella loro condizione un giorno, così decidono di evitare ogni contatto per fuggire dalla loro disperazione più profonda.
    Le persone si guidicano le une con le altre per non doversi mettere in gioco riconoscendo a loro stesse che le differenze che ci separano sono solo le paure che ognuno di noi riflette sugli altri.

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