Questo è un trafiletto poco scacchistico, che pubblico sul ciecomatto pur essendo parzialmente off topic, perché lo ho trovato sorprendentemente in un blog scacchistico – scacchi 012 che si occupa di insegnamento di scacchi ai bambini e ragazzi, in cui l’autore paragonava il metodo di apprendimento di un bambino piccolo con quello di un cieco che inizia a vedere dopo anni di cecità.
Che dire, ringrazio Stefano ed Alexander per avermi dato inconsapevolmente l’opportunità di spiegare a molti vedenti che non riescono a comprendere, quanto per me l’eventualità di vedere non porterebbe ad avere il 100% di autonomia come uno che c’ha sempre visto, ma mi indurrebbe a perdere anche quel 90, o 80, dipende dai punti di vista… di autonomia che ho acquistato lottando.
In molti non si fanno la ragione del fatto che io viva anche non vedendo i colori, “l’arcobaleno le stelle il sole”…ma, a parte il fatto che mi basta sbatter da qualche parte per veder le stelle,
ma queste persone non capiscono che il vero buio non è l’assenza di colore, ma l’ignoranza che è una bestia molto più pericolosa da sconfiggere piuttosto che le barriere più o meno grosse che può produrre una disabilità fisica perché l’ignoranza crea barriere invisibili ad occhio nudo, ma proprio per questo, apparentemente invalicabili.
Per concludere la mia introduzione…ho fatto a meno della vista per 28 anni, posso farne a meno ancora e sto bene lo stesso. Vale anche per …windows vista! ![]()
Il trafiletto e la fonte originale dopo il salto.
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Leggendo un libro del neurologo Oliver Sacks
“Un antropologo su Marte”, un libro che tratta di casi estremi poco conosciuti, trovo la storia di un cieco che dopo un’operazione torna a vedere. Dopo un’iniziale euforia iniziano a presentarsi seri problemi. Scopro che molti pazienti simili riscontrano simili problemi che possono, in casi limite. portare anche alla morte. In molti casi questi ex-ciechi maledicono il momento in cui hanno riacquisito la vista.
Possibile mi chiedo?
La dimensione temporale non va più bene per l’ex cieco, mentre lo spazio e i colori non hanno ancora nessun significato per lui.
Sembra che il cieco che riacquista la vista si ritrovi come fra due sedie, due dimensioni. Bisogna capire che il cieco vive in una dimensione prevalentemente temporale (dopo 10 passi arrivo al muro, se cammino per 10 secondi incontro il tavolo, 10 scalini e 15 passi e mi ritrovo davanti alla porta e cosi via) e non ha nessuna esperienza o significati spaziali mentre il vedente ha imparato man mano a destreggiarsi fra tempo e spazio. Il cieco ora vedente si ritrova in mezzo, la dimensione temporale non va più bene dato che vede, e lo spazio e i colori non hanno ancora nessun significato per lui.
Il problema consiste nel fatto che mentre noi da piccoli non siamo consapevoli delle differenze, e impariamo intuitivamente a dare significati alle chiazze di colore o agli oggetti, il cieco ha già ben sviluppata la facoltà di ragionare e questo si rivela un handicap non indifferente.
Capire che per questa persona un albero non è che una cosa marrone (il tronco) e una chiazza di verde (le foglie) ma non sa cosa è un albero, non sa cosa definisce un albero (che l’albero è composto da tronco, rami e foglie, per lui le foglie possono essere un albero come può esserlo il tronco o i rami), è per un vedente quasi impossibile da comprendere.
Gli occhi di queste persone schizzano da un punto all’altro in continuo movimento, non riescono a focalizzare. Per esempio non riescono a vedere per intero un gatto o un cane che si muovono: vedono una zampa o la coda oppure un orecchio, la testa, ma mai tutto insieme. Non distinguono il loro cane dal loro gatto e sono costretti a toccarli per distinguerli. L’uomo raccontato da Sacks non riusciva più a fare il suo lavoro di massaggiatore; per farlo doveva chiudere gli occhi. Anche l’incomprensione delle persone con le quali era a contatto hanno influito negativamente sulla sua salute.
Non basta chiudere gli occhi per sentirsi ciechi.
Non è per noi “normali” comprensibile la situazione di questa persona, non basta chiudere gli occhi per sentirsi ciechi, dietro ci sta tutta una serie di sviluppi, concetti e significati che col passare del tempo si instaurano nella mente, in modo che sia possibile vivere relativamente bene anche nella cecità. Ma se si torna a vedere dopo un lungo periodo di cecità tutti i concetti e significati necessari ai vedenti sono spariti e il soggetto parte quasi da zero, al livello infantile ma con una coscienza di sé che l’infante non ha ancora.
Tutti i ciechi hanno in comune la mancanza di significato per la mimica, l’espressione del volto non ha per loro nessun significato. Questo per un cieco che torna a vedere è molto irritante e crea molta insicurezza.
Ora se non si sa queste cose sarà difficile capire i problemi di una persona che ora è “normale”, che vede.
Capire il punto di vista dei bambini è altrettanto difficile che capire i ciechi.
Lo stesso discorso vale per i bambini piccoli, facciamo quelli da 7 a 10 anni, dato che è l’età ove sempre di più si propongono corsi di scacchi. Per capire i bambini è necessario capire alcuni concetti sulle capacità e differenze dei ragazzi cosi giovani. Anche se sentiamo spesso parlare dei livelli cognitivi di Piaget o altri modelli di riferimento, non riusciamo minimamente a immedesimarci nei ragazzi, e quindi a capirli bene.
Faccio un esempio molti insegnanti hanno la pessima abitudine di testare i ragazzi per vedere se hanno compreso oppure se hanno sparato a caso. Quando il ragazzo esegue una mossa corretta l’insegnante assume un espressione da “mossa errata” e chiede sei sicuro? Questa ambivalenza è mortale per i più piccoli, essi non hanno la capacità di gestire o capire queste situazioni. Essi hanno bisogno di sicurezze non ambivalenze, dato che gia dubitano delle loro capacità e conseguentemente non acquisiranno sicurezza e dubiteranno persino delle capacità gia conseguite.
Queste cose creano schemi nel cervello che rimangono impressi nella mente e influiscono sullo sviluppo.
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Fonte originale e testo completo: Il cieco che riacquista la vista e i bambini che giocano a scacchi

verissimo quanto dici: so bene cosa vuol dire passare da una dimensione all’altra, perchè ho perso la vista da adulta, e si può arrivare al suicidio, ma solo per ciò che dici anche tu, cioè l’ignoranza altrui.
oliver sacks è stato un pioniere, ma oggi c’è semir zeky, un professore libanese che studia e ricerca all’università di londra, anche tra i pochi che studiano la mia cecità, il fenomeno blindsight, o cecità corticale (occhi sani, corteccia visiva rotta, la mia da incidente, quindi come fari nuovi in un’auto senza batteria).
è importante questo post, conferma che ciò che dico io è vero: il vero disabile è colui he ci diventa, e lo è per un po’ o fino a quando non si adatta alla nuova dimensione, ma non chi ci nasce.
ognuno di noi ha la sua visione, anche tra vedenti, che conosco benissimo, ognuno vede a modo suo anche con tutti i decimi, e in molti devono cominciare a porsi altre domande anziché dire sempre “poverina è cieca”, perché io ormai subirei un altro trauma se riacquistassi la vista così come l’ho persa, anche se vorrei sinceramente rivedermi un film senza racconti di altri o trame mie quando sto da sola.
noi vediamo col cervello, semir zeky ha studiato la blindsight, ha scoperto che alcuni pittori famosi erano probabili blindsight, ha scritto un libro che io non posso leggere, perché è solo di carta.
so com’è un albero, e tu sai com’è ora per me, il vivere due dimensioni necessita di sostegno non di paure da parte di altri, di aiuti, che ad esempio tu mi hai dato, anche se forse non ti sei resa conto, aiuti preziosi per rendersi conto che si è ancora qui, da quando un mondo visto con gli occhi sparisce.
ciao, torna a parlare di queste cose, è importante e scusa se sono stata lunga, laura raffaeli
Il vero buio non è l’assenza di colore, ma l’ignoranza che è una bestia molto più pericolosa da sconfiggere piuttosto che le barriere più o meno grosse che può produrre una disabilità fisica perché l’ignoranza crea barriere invisibili ad occhio nudo, ma proprio per questo, apparentemente invalicabili.
Penso che questra frase riassuma molte cose che non vanno nella società di oggi.
Troppa gente “non vede” anche per questione di comodo. Troppo facile ripararsi dietro al non vedere, non ti pare ?
Questo post è veramente notevole. Ricordo di aver visto un film che parlava di un cieco che riacquistava la vista e aveva tutti questi problemi. Purtroppo ora non ricordo il titolo. Un caso simile, molto famoso, è stato quello del trapianto di mano, dove il soggetto alla fine ha chiesto che gli venisse asportata la mano perché non la sentiva sua, non riusciva a controllarla. Quanto ci sia di fisico e quanto di psicologico in queste esperienze è difficile dirlo.